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ANNO XX N.90
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Marzo 2021
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<articolo livello="Editoriale">
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<titolo>AICA, i primi 60 anni</titolo>
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<autore>Franco Filippazzi</autore>
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Chi scrive è un informatico di lungo corso, che ha avuto modo di vivere tutto il percorso di AICA dalla sua fondazione – 60 anni fa – ad oggi. In occasione di questa ricorrenza mi si  affollano nella mente tanti ricordi. Rivedo gli amici con cui ho condiviso esperienze, progetti, convegni, pensieri sul futuro. Sessant’anni possono essere considerati tanti o pochi a seconda il punto di vista: 60 anni sono certamente pochi nella storia dell’umanità, ma gli ultimi 60  sono stati così ricchi di cambiamenti sotto tutti i profili, che si può affermare che valgono per più secoli precedenti. E gran parte dei cambiamenti è riconducibile proprio al settore di cui AICA si occupa. Siamo passati infatti da calcolatori che pesavano tonnellate e occupavano interi saloni, usati solo da pochi esperti, a dispositivi che stanno nella tasca di centinaia di milioni di persone, che li usano quotidianamente per lavorare, comunicare, studiare, informarsi e anche divertirsi. Non è esagerato dire che l’informatica ha cambiato il mondo. E riguardando la storia di AICA  possiamo ripercorrere questo straordinario cammino.
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<file>/2021-1/Articoli/01_MD90_Sviluppare_insieme_competenze_digitali.pdf</file>
<titolo>Sviluppare insieme le competenze digitali e le professioni del futuro</titolo>
<autore>Federico Butera</autore>
<autore1></autore1>
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L’emergenza Covid ha rivelato la centralità dei sistemi professionali della sanità, della logistica, della ricerca e altri. Potenziare i sistemi professionali  in tutti i settori è l’investimento prioritario. La digital transformation, se ben gestita come progettazione congiunta di modelli nuovi di tecnologia, organizzazione e lavoro, è l’opportunità per superare i ritardi storici dell’economia e della società italiana. Per competenze digitali dobbiamo intendere l’integrazione fra competenze di dominio, competenze nell’uso e nella progettazione di dispositivi digitali, competenze umane e sociali.  Contro l’approccio di condiderare le competenze come mattoncini  del lego da comporre caso per caso, si propone l’approccio sociotecnico per cui competenze, ruoli, mestieri e professioni vanno progettate e sviluppate insieme, nel contesto del cambiamento tecnologico e organizzativo.   
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<articolo livello="LinkArticolo">
<file>/2021-1/Articoli/02_MD90_IT-Covid19-IT.pdf</file>
<titolo>IT-Covid19-IT: la risposta della comunità informatica italiana alla pandemia</titolo>
<autore>Vincenzo Bonnici, Giovanni Cicceri, Salvatore Distefano, Letterio Galletta, Marco Polignano, Carlo Scaffidi</autore>
<autore1></autore1>
<abstract>
La pandemia Covid19 ha avuto un forte impatto sulle nostre vite, anche da accademici. Ne è scaturita una reazione veemente della comunità scientifica i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: vaccini, terapie più puntuali ed efficaci, politiche di contenimento mirate, etc. A tutto ciò, l’informatica ha contribuito in maniera determinante, spesso con funzioni di supporto e servizio alle altre discipline, talvolta in primo piano con applicazioni specifiche per esempio per il distanziamento sociale ed il tracciamento dei contatti. Questo articolo prova a fare una fotografia della reazione della comunità informatica italiana alla pandemia Covid19, elaborando i dati  ottenuti da un censimento condotto nel maggio 2020, a seguito della prima ondata, dalla Task Force Covid19-IT istituita allo scopo dal CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica). I dati ottenuti dalle 131 proposte censite raccontano di una risposta decisa ed articolata della comunità, nata spontaneamente da centinaia di iniziative autonome distribuite su tutto il territorio nazionale e che deve proseguire, magari evolvendo in forme più organizzate.
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<file>/2021-1/Articoli/03_MD90_Reti_bio-organiche.pdf</file>
<titolo>Reti bio-organiche</titolo>
<autore>Carlo Milani, Panayotis Antoniadis</autore>
<autore1></autore1>
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Le piattaforme Internet che attualmente mediano le nostre comunicazioni quotidiane diventano sempre più efficienti nella gestione di grandi quantità di informazioni, rendendo i loro utenti sempre più assuefatti e dipendenti da loro. Esistono però alternative più biologiche e organiche, come le reti comunitarie e associative, che possono consentire ai cittadini di costruire le proprie reti locali dal basso, federate, invece che con soluzioni globali, riducendo l’alienazione tecnica. Esploriamo tali possibilità in quanto opportunità per una dieta mediale più appropriata, nel più ampio contesto di tecnologie appropriate in un mondo a energia limitata.
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<file>/2021-1/ArticoliBrevi/04_MD90_Cinquantanni_di_posta_elettronica.pdf</file>
<titolo>@ -  Cinquant’anni di posta elettronica</titolo>
<autore>Silvio Hénin</autore>
<autore1></autore1>
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La posta elettronica è un canale di comunicazione a cui siamo ormai abituati da decenni, che ha reso obsoleti la posta cartacea, il  telegrafo, la  telescrivente e perfino il fax. È veloce, conveniente, praticamente gratuita per chi ha un computer e una connessione Internet. È anche ecologica perché non richiede la carta e non necessita di mezzi di trasporto inquinanti. Infine, permette di conservare tutti i messaggi ricevuti e inviati in forma digitale, risparmiando così anche lo spazio fisico di archiviazione. 
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<file>/2021-1/Racconti/05_MD90_Il_dono_della_cometa.pdf</file>
<titolo>Il dono della cometa</titolo>
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<autore>Giuseppe Longo</autore>
<autore1></autore1>
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