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ANNO XVIII N.87
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Dicembre 2019
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<autore>Viola Schiaffonati</autore>
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Questo numero, l’ultimo del 2019, prosegue la tradizione inaugurata ormai da qualche anno di un numero speciale, in cui l’informatica costituisce lo spunto per considerazioni culturali ad ampio raggio. In questo caso le considerazioni culturali sono dedicate alla storia dell’informatica, e in particolare alla storia dell’informatica italiana. Il primo articolo è un lungo inedito di Corrado Bonfanti, recentemente scomparso, sul Computer Made in Italy. Il secondo articolo, firmato da Paolo Bory, è dedicato alla storia della infrastruttura di rete di dati Socrate avviata e mai completata da Telecom Italia negli anni Novanta del secolo scorso. Completa il numero uno scritto di Franco Filippazzi che ci mostra come le considerazioni culturali ad ampio raggio possano prendere anche strade inedite.
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<titolo>Computer Made in Italy</titolo>
<autore>Corrado Bonfanti</autore>
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Quando l’ingegner Adriano Olivetti decise di far entrare la sua azienda nell’agone informatico era il 1954 e in Italia di calcolatori elettronici ce n’erano solo due, entrambi importati dall’estero: quelli appena installati al Politecnico di Milano e all’Inac di Roma, due importanti istituzioni scientifiche. Nell’immaginario collettivo, il calcolatore elettronico – il ‘cervellone’ – era una faccenda esotica riservata agli scienziati e la realtà osservabile nel Paese stava a confermarlo. Il calcolo elettronico poteva apparire quindi del tutto estraneo agli interessi di un’azienda come la florida multinazionale di Ivrea – la Olivetti – leader mondiale nel settore delle attrezzature per l’ufficio, vale a dire macchine per scrivere, calcolatrici meccaniche da tavolo, telescriventi e arredi metallici. Il tutto all’insegna di una rigorosa attenzione all’estetica dei prodotti, a quel design che era il più appariscente tra gli imprinting olivettiani, voluto dallo stesso Adriano e sostenuto dall’eccellenza degli architetti della sua cerchia. Per Adriano Olivetti la questione era invece chiarissima e scevra da contraddizioni. Egli infatti concepì subito l’elaboratore elettronico come il prodotto per l’ufficio del futuro: un prodotto che, a suo modo di vedere, si annunciava rivoluzionario non tanto per il contenuto tecnologico quanto perché ‘sistema’ attorno al quale aggregare l’intero apparato amministrativo e produttivo di un’azienda, da considerare alla stregua di un grande ufficio.
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<titolo>La rete spezzata. La storia e la resilienza dell’infrastruttura di Telecom Italia (1994-1997)</titolo>
<autore>Paolo Bory</autore>
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L’articolo tratta la storia e la resilienza dell’infrastruttura di rete dati Socrate, avviata e mai completata dalla società di telecomunicazioni Telecom Italia negli anni Novanta del secolo scorso. Attraverso una lente storica basata su fonti e interviste con testimoni privilegiati, il lavoro intende sottolineare la rilevanza spesso sottovalutata delle infrastrutture tecniche, mettendo in risalto le proprietà “resilienti” dei progetti del passato, il loro impatto sulla digitalizzazione, e gli insegnamenti che possono essere tratti dalle storie delle reti del passato.
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<file>/2019-8/Articoli/03_MD87_I_marziani_alla_Normale_di_Pisa.pdf</file>
<titolo>I marziani alla Normale di Pisa</titolo>
<autore>Franco Filippazzi</autore>
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<titolo>I temi trattati dalla rivista nell’anno 2019</titolo>
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<autore1></autore1>
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Sintesi della evoluzione delle discipline informatiche attraverso i sommari dell’ultima annata della rivista.
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