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ANNO XVIII N.84
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Settembre 2019
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EDITORIALE
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Le Ragioni dell’Etica nella Globalizzazione Digitale
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Giuseppe Mastronardi (AICA)
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Da quando Internet ha imposto di rivisitare il paradigma dei classici comportamenti incentrati sul rispetto dei diritti individuali, molti nuovi e vecchi attori hanno fatto la loro comparsa sulla scena del web, aumentando il loro potere di mercato a cui vanno a corrispondere maggiori responsabilità per le garanzie che devono essere assicurate agli utenti. Infatti, l’ingegneria sociale, con i suoi social network e motori di ricerca, richiede oggi una inderogabile responsabilità in merito alla tutela della dignità personale, consistente nel rispetto della privacy e nel garantire la digital reputation. Internet ha cioè scardinato tutte le prerogative demandate alle regole di Stato, introducendo l’esigenza di regole condivisibili su più vaste scale geografiche. Ci si interroga, giustamente, su come affrontare questa complessità di problemi, derivante dalla natura transnazionale della rete, al fine di garantire sul web che operatori privati, orientati all’esercizio della libertà di impresa, siano allo stesso tempo garanti della tutela dei diritti fondamentali del singolo e della collettività, dando per scontato che l’operatore pubblico si ponga come esempio nel rispetto di tali garanzie.
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<titolo>PREMIO ETIC</titolo>
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Il tema della Etica e Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (o Computer Ethics) è sempre più di attualità nella società dell'informazione e della conoscenza. L’evoluzione rapida e continua delle tecnologie dell’informazione, la loro pervasività in tutte le attività dell’uomo e la criticità crescente dei servizi offerti rendono sempre più importante che gli operatori del settore abbiano piena coscienza delle implicazioni etiche delle loro scelte e decisioni e che la scuola e le associazioni professionali si occupino di questi problemi. Per questo, <B>ROTARY INTERNATIONAL</B> e <B>AICA</B>, con il patrocinio della Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) promuovono un <B>concorso per l'assegnazione di premi per tesi di laurea o di dottorato sviluppate nell'area ETIC, Etica e Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione</B>.
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<titolo>Morale Onlife. Problemi di soglia tra soggettività postumana e neo-alterità robotica</titolo>
<autore>Alessia Araneo</autore>
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<titolo>Metodi e Algoritmi per l'analisi del cammino con uso di un tappeto sensorizzato Commerciale</titolo>
<autore>Riccardo Bagarotti</autore>
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<titolo>Competizione e generosità nell’analisi di consenso in reti sociali dinamiche</titolo>
<autore>Carmela Bernardo</autore>
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<titolo>Identità e Relazione. I Cambiamenti Apportati dalle ICT</titolo>
<autore>Angela Esposto</autore>
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<titolo>PoliGround. La valutazione dell'impronta ecologica e possibili scenari per un campus post-carbon</titolo>
<autore>Chiara Genta</autore>
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<titolo>Seasonal components estimation for the long-term forecasting of the Italian electric Load</titolo>
<autore>Alessandro Incremona</autore>
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<titolo>Progettazione e Sviluppo di un Sistema per il Riconoscimento di Account Malevoli sui Social Network</titolo>
<autore>Claudio Ruocco</autore>
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<titolo>Spiegare le risposte dei sistemi di Machine Learning: un approccio a scatola nera per le spiegazioni</titolo>
<autore>Andrea Sorrentino</autore>
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<titolo>ACCOUNTABLE AGENTS AND WHERE TO FIND THEM. Accountability-Driven Programming in Multi-Agent Organizations</titolo>
<autore>Stefano Tedeschi</autore>
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<titolo>Printed electronics for biotechnological applications</titolo>
<autore>Sarah Tonello</autore>
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<titolo>Investigating Perceptual and Biological Feedbacks in Human Robot Interaction</titolo>
<autore>Salvatore Tramonte</autore>
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<titolo>La felicità pubblica e il sommo bene</titolo>
<autore>Giuseppe Ferraro (Università “Federico II” di Napoli)</autore>
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Nessuno può dirsi felice, se non quando sarà alla fine della sua vita. Era questa la sentenza degli antichi. L’abbiamo letta in Erodoto e certo ci ha sorpreso apprenderla sui banchi di scuola in quel silenzio tra tanta confusione, quando la voce dell’insegnante ti arriva superando ogni ostacolo di tramestii e distrazioni. Ti arriva dentro. Nessuno poteva dirsi felice se non fosse arrivato alla fine della sua vita, perché era come si moriva che si poteva dire felice. Era il brano che si doveva tradurre dal greco dove Erodoto raccontava l’episodio di Creso e del figlio muto, facendo capire che anche chi godesse del migliore benessere in vita, per ricchezza e potere, era comunque esposto ad una fine di tragedia e di miseria. Era questo che si pensava, ma non era poi così che si doveva intendere. Anzi era proprio il “modo di pensare” che veniva chiamato in questione, il proprio comportamento. Nessuno si poteva dire felice, perché solo gli Dei si possono dichiarare tali. Uno che avesse ostentato la propria felicità si sarebbe esposto poi all’ira degli Dei. Commetteva “ubris”, imparavamo a scuole. Ubris era la manifestazione di tracotanza e di superbia, l’ostentazione della propria felicità. Non bisognava esibirla. Bisognava tenere nascosta. Non si poteva dire. La cosa era tale che si capiva subito quanto fosse radicata nella cultura popolare. Quel divieto lo ritrovo ancora nella cultura popolare della mia terra. Chi si dice felice, espone alla maledizione divina. In quel divieto c’è di più, qualcosa che resta ancora adesso, non solo nella cultura popolare. La felicità deve avere un limite. A spiegarlo meglio, direttamente quel divieto non era degli Dei quanto era della comunità. La felicità non è mai personale se non in funzione della comunità. È questo il suo limite. D’altra parte gli Dei sono tali perché rappresentano la comunità intorno ai quali ci si raccoglie.
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